Morto dopo un colpo di taser, aperta indagine sulla morte di un uomo in Valpolcevera

Un quarantasettene è deceduto dopo essere stato raggiunto da una scarica dell’arma elettrica dai carabinieri. Un altro episodio simile a Olbia alimenta le polemiche sull’impiego dello storditore

Ancora una tragedia legata all’utilizzo del taser. Nella serata di ieri, a Manesseno (la più estesa frazione di Sant’Olcese), un uomo di 47 anni di origine albanese è morto poco dopo essere stato colpito con un dispositivo elettrico dai carabinieri. Gli inquirenti ipotizzano che la scarica possa aver scatenato un arresto cardiaco.

L’intervento era scattato nel primo pomeriggio, verso le 17:00, richiamato da una segnalazione per problemi psichiatrici: l’uomo si era agitato e, per fermarlo, un militare ha fatto ricorso al taser. Immediati sono stati i soccorsi – con l’impiego della Croce d’Oro di Manesseno e dell’automedica Golf 2 – ma l’uomo è collassato e non ce l’ha fatta. Nelle prossime ore la pm Paola Calleri aprirà un fascicolo per omicidio colposo e disporrà l’autopsia per chiarire se la scarica sia stata causa diretta, concausa o estranea alla morte.
Un precedente recente: il decesso a Olbia
Un caso parallelo è stato segnalato poco tempo fa in Sardegna. A Olbia, un uomo di 57 anni, dopo aver aggredito passanti e carabinieri, è stato immobilizzato con il taser. Durante il trasporto in ambulanza verso l’ospedale, è deceduto per un arresto cardiaco. Anche in quel caso è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Tempio Pausania e disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso.
Le implicazioni dell’uso del taser
Sebbene il taser sia concepito come strumento “meno letale” e sia stato adottato sperimentalmente per ridurre l’uso della forza, presenta rischi ben documentati: può scatenare aritmie cardiache, specialmente in soggetti sotto stress fisico, in stato di alterazione psicofisica o con condizioni mediche preesistenti. In alcuni reparti è diventato prassi dotare ogni agente di defibrillatore DAE per intervenire in caso di emergenze legate all’uso di questi dispositivi.
Il doppio episodio – a Genova e Olbia – rilancia il dibattito sull’adeguatezza dell’uso dei taser nelle operazioni di controllo e sugli standard di sicurezza adottati. Entrambe le tragedie sono sotto approfondita attenzione giudiziaria e contribuiranno, nel tempo, a definire linee guida più rigorose per l’impiego di questa arma in ambito pubblico.
Il taser è un’arma a impulsi elettrici (condotta elettrica controllata) pensata per immobilizzare temporaneamente una persona. È classificata come “meno che letale” perché, in teoria, riduce il rischio di esiti fatali rispetto ad armi da fuoco o manganelli, ma non è priva di conseguenze gravi.
Cosa è il taser
🔹 Come agisce
- Spara due dardi collegati da fili conduttori a una cartuccia.
- Una scarica elettrica colpisce il sistema nervoso e provoca una contrazione muscolare involontaria, impedendo all’individuo di muoversi.
- L’effetto dura per pochi secondi, ma può essere ripetuto più volte.
🔹 Quando viene usato
È utilizzato dalle forze dell’ordine come strumento intermedio per fermare persone violente, armate o in stato di agitazione psicofisica, evitando il ricorso ad armi letali.
🔹 Rischi e controversie
- Arresto cardiaco: documentati casi in cui la scarica ha scatenato fibrillazioni fatali, specie in soggetti con patologie o sotto effetto di alcol e droghe.
- Stress fisico e psichico: persone in stato di agitazione o con problemi psichiatrici possono reagire in maniera imprevedibile.
- Uso improprio: c’è chi teme abusi o utilizzo su soggetti non realmente pericolosi.
🔹 Le linee guida di sicurezza
- Impiego solo da parte di operatori formati.
- Monitoraggio medico immediato dopo l’utilizzo.
- Disponibilità di defibrillatori DAE nelle pattuglie, per intervenire rapidamente in caso di emergenze cardiache.
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